Quello di oggi è un articolo diverso dal solito. Domani, 8 marzo, sarà la Giornata mondiale della donna e io ho davvero voglia di fare una riflessione su un tema che tocca me e tante altre donne, quotidianamente: donne che fanno impresa dopo i quarant’anni. Le famose over (40/50/60).
A che punto siamo? Quanta strada c’è ancora da fare per le donne nel mondo del lavoro, soprattutto lato impresa? Quali le sfide e i pregiudizi di genere e di età. Se è vero che l’esperienza dovrebbe essere un valore aggiunto, perché molte donne incontrano più ostacoli man mano che il tempo passa?
Parte di questo articolo è basata su dati concreti, parte riflette quello che ho vissuto, vivo e vedo vivere dalle donne mie coetanee.
Uno sguardo all’estero
A livello internazionale, il contesto varia da paese a paese. Il Mastercard Index of Women Entrepreneurs 2019 ha evidenziato che, sebbene le donne stiano avviando attività a un tasso superiore rispetto al passato, le difficoltà rimangono. In alcuni paesi, le norme sociali scoraggiano le donne imprenditrici, soprattutto se non sono più “giovani”. Soprendentemente – ma non del tutto – in risposta alla pandemia, i dati hanno raccontato la crescita del numero di donne che hanno avviato imprese. Un chiaro esempio della resilienza femminile e della capacità di adattamento delle donne in un mercato in continua evoluzione e in cui partono svantaggiate da secoli di impostazioni culturali e sociali al maschile.
La situazione in Italia
Partiamo da alcune certezze. Secondo i dati dell’Osservatorio per l’imprenditorialità femminile di Unioncamere, nel 2023 le imprese femminili in Italia sono 1 milione e 325 mila, il 22,2% del totale del tessuto produttivo nazionale. In altri termini, l’80% delle imprese è al maschile e domandarsi perché, in modo non partigiano, mente aperta e spirito critico, è fondamentale.
Si registrano anche segnali positivi, però. Persino in alcuni settori tradizionalmente a prevalenza maschile. Ad esempio, le imprese femminili che operano in attività professionali scientifiche e tecniche sono aumentate di oltre 2 mila unità, portando il tasso di femminilizzazione in questi settori al 20% nel 2023 rispetto al 19,7% del 2022. In crescita anche le imprese femminili nelle attività immobiliari (+1.200), noleggio, agenzie di viaggio, servizi di supporto alle imprese (+1.000) e attività finanziarie e assicurative (+550). Tanta strada ancora da fare, vero? Ma mi piace restare ottimista e gioire di ogni avanzamento, pur piccolo.
Le imprese femminili sono generalmente di piccola dimensione, con una produttività inferiore del 60% rispetto alle aziende non femminili e con un tasso di sopravvivenza più basso. Tuttavia, cresce la propensione delle imprenditrici a utilizzare modelli aziendali più strutturati: le società di capitale femminili sono aumentate dell’1,7% nel 2023, rappresentando il 26% del totale delle aziende guidate da donne.
Un dato significativo riguarda la distribuzione geografica: circa 500 mila aziende guidate da donne si trovano nelle regioni del Sud, rappresentando quasi il 37% del totale delle imprese femminili in Italia.
Parlando in termini più generali, utile a fotografare un quadro complesso rispetto al tema donne e lavoro, il tasso di occupazione femminile in Italia si attesta solo al 51,3% mentre quello maschile al 70,53% (dati a gennaio 2024), evidenziando un gap notevole rispetto agli uomini.
Infografiche
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Ma quali sono gli ostacoli e le sfide che noi donne over 40 dobbiamo affrontare nel lanciare o portare avanti un’attività?
Io ne individuo 4 principali
- Percezione della “vecchiaia”: viviamo in una società ossessionata dalla giovinezza. Le donne che mostrano i naturali segni dell’età rischiano di essere percepite come meno competitive o meno capaci di stare al passo con il mercato, questo comporta ridotta possibilità di accesso sia a livello di credito che di opportunità e investimenti. La discriminazione basata sull’età, nota come ageismo, colpisce in modo significativo le donne over 40. Come se sulle competenze e pregi imprenditoriali del sesso femminile ci fosse una data di scadenza, passati i 40 pufff! Svaniscono.
- Visibilità sui social media: sia uomini che donne over hanno meno “fortuna” sui social media rispetto ai giovani. ED è anche naturale. Ma non solo per le imprenditrici mature, ottenere lo stesso engagement e la stessa risonanza di una donna più giovane, è difficle, è anche più difficile avere la stessa risonanza di un coetaneo uomo. Un altro dato, le donne sono il 43% degli utenti su LinkedIn, il social dedicato al business e al mondo del lavoro per eccellenza e, ancora una volta, la predominanza al maschile la dice lunga.
- Spazio nei media tradizionali: la rappresentazione dell’imprenditoria femminile nei media è spesso filtrata dall’età. Le donne over 40 trovano meno spazio rispetto ai loro colleghi uomini, che vengono percepiti come più autorevoli con l’avanzare dell’età mentre le donne come “sorpassate”.
- Opportunità come speaker e networking: le conferenze e gli eventi di settore spesso privilegiano voci più giovani o, se mature, maschili. Questo riduce la possibilità per le donne over di condividere il loro know-how e ampliare il proprio network. La partecipazione femminile, in qualità di protagonista, a eventi di settore rimane inferiore rispetto agli uomini e non perché non vogliano, indicando la necessità di ulteriori sforzi per promuovere una cultura scevra da bias e dare un significato concreto al termine parità.
Il peso dell’aspetto fisico
Chi vince alla lotteria genetica ha una marcia in più, da sempre perché è nella natura umana “vedere il bello”, desiderarlo e apprezzarlo. Detto questo, l’assenza di una aspetto estetico “degno di nota”, non dovrebbe essere un ostacolo quando si tratta di impenditoria, competenze e professionalità. E passando al livello successivo di questa riflessione, uno degli aspetti più ingiusti della discriminazione di genere è il fatto che per una donna, più l’età avanza, più i segni del tempo sembrano “deprezzarla” anche professionalmente. La pressione a mantenere un’immagine giovanile a tutti i costi è fortissima, mentre gli uomini possono invecchiare senza subire la stessa pressione e penalizzazione.
Uno sguardo al futuro
Il futuro dell’imprenditoria femminile non è privo di speranza. I dati mostrano che le donne stanno conquistando spazi e continuano a combattere per abbattere i bias di età e genere, creando un ambiente più equo per le imprenditrici e ogni altra categoria di lavoratrice, anche in riferimento all’età.
La sfida è ancora aperta ma il cambiamento è in corso. Sta a noi continuare a parlarne, sostenere le donne imprenditrici e costruire un mondo in cui esperienza e talento contino più dell’anagrafe.
Buona giornata mondiale della donna!
Katia
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