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10 ott 2013

Lo scrittore nudo

Come preannunciato dal mio precedente post (QUI), questo titolo e il relativo articolo, nascono da una casuale chiacchierata su twitter con Daniele Imperi. Oggi anche sul suo blog troverete un post sullo stesso argomento:
 “Il post di oggi è una riflessione nata su Twitter, per caso come tante altre ne sono nate, e così questa settimana sono al secondo cross blogging, esperimenti di scrittura che trovo stimolanti e innovativi. Siamo soltanto in due i blogger coinvolti oggi, ma se chi legge vuole dire la sua con un post, a noi farà piacere leggerlo….” Vai al blog di Daniele, per leggere il resto del suo post, QUI.
Una esperienza di cross blogging interessante, che ci auguriamo vi faccia piacere leggere e magari commentare, qui e su Penna Blu

Avevo raccontato, in un post di alcuni mesi fa, del mio timore di essere letta che si scontra con la necessità di raccontare storie (QUI) e questa paura, non è altro che il risultato di una mia profonda convinzione:
“Quando scrivi, intendo scrivi davvero, sei nudo”. 
Raccontare una storia, la sua evoluzione, creare personaggi, tracciandone tratti, emozioni, sentimenti, è un esercizio che mette a nudo il mio mondo interiore. Il risultato del processo creativo, le immagini che diventano narrazione, sono una parte molto intima e  profonda, di chi scrive.


Per quanto mi riguarda, scrivere storie mie, mi fa sentire indifesa. Spogliata dal muro di protezione che, normalmente, è in grado di nascondere la parte più vulnerabile di me.

Scrivere per lavoro, cosa che faccio regolarmente, non mi espone allo stesso rischio. Mi muovo su argomenti che non nascono da me, creo storie che sono storie di altri o di altro. Mi muovo dentro a confini definiti e sicuri, stabiliti dalla professione, dove sono chiamata a dare il massimo, senza però mai dovermi offrire nella mia essenza più vera.


La nudità dello scrittore, per quanto mi riguarda, consiste nel:

  • Pudore rispetto al proprio immaginifico
Aprire le porte della nostra creatività e della nostra mente, è un po’ come denudare l’anima. 
La storia nasce da me, cresce e si sviluppa attraverso di me, per questa ragione, anche se non racconta direttamente me, contiene tracce fortissime del mio pensiero, del mio sentire. E da quando io ho ricordi, il mio bisogno di raccontare le storie che mi nascono dentro, ha sempre fatto a pugni con la mia necessità di preservare una parte di me, la più intima, la più fragile. Sono una vera contraddizione.

  • Paura del giudizio altrui
Il bisogno di comunicare la storia, di darle vita, si scontra con l’impreparazione ad “offrirsi” al lettore e al suo giudizio. 
Essere giudicati per quello che si fa, è un fatto comune nella vita di tutti i giorni. Fino a quando questo giudizio si muove sui binari del lavoro, sulla mia capacità di svolgere al meglio, alti e bassi, il mio lavoro, quel giudizio sono pronta ad accettarlo. Non mi fa paura. Con molta onestà, devo dire che invece, essere giudicata per le storie che scrivo, mentre offro una parte di me in quelle storie, mi atterrisce.

  • Paura del fallimento
Come si sopravvive al fallimento della cosa che, più di tutto, è in contatto diretto con il mio mondo interiore? 
Scrivere le mie storie, è una necessità a volte quasi fisiologica, come mangiare, bere, dormire, respirare. Una parte di me, teme che il fallimento come “scrittrice”, possa portarmi a non scrivere più e senza la scrittura, a me verrebbe a mancare un bisogno primario.

Lo scrittore nudo, non è stato un post facile da scrivere. Alla fine, non è stato altro che svelare, analizzandola, quella stessa parte di me che mi spinge a non far leggere le mie storie.

Mi piace pensare, però, che sia stato un esercizio “terapeutico”, condiviso con altre persone che potrebbero, in qualche modo, ritrovarsi in quello che ho scritto. 


Lasciatemi un commento, per farmi sapere cosa pensate e non perdete la possibilità di leggere e commentare Daniele, QUI


5 Comments

  • Daniele ott 10, 2013

    Non è certo facile scrivere un post del genere, anzi secondo me è peggio che scrivere una storia e farla leggere ad altri.

    L’unica soluzione, per come la vedo io, è solo buttarsi e fregarsene di ciò che accade dopo. Se sarà un fallimento, saprai almeno come muoverti la volta successiva.

  • Katia Anna Calabrò ott 10, 2013

    Sì, è stata dura, ha preso la sua direzione quasi da subito, appena ho iniziato a scriverlo. Quando l’ho riletto ho dubitato di volerlo pubblicare, ma alla fine mi sono imposta di non tornare sui miei passi, modificandolo nei contenuti. Fino a ieri ho avuto la tentazione di farlo. Fortuna vuole che la mia giornata lavorativa sia finita, invece, ad un orario impossibile, anche questo ha aiutato lol

    • Daniele ott 10, 2013

      Ahah, anche io ho avuto la stessa tentazione :)
      Ormai la frittata è fatta.

  • Francesca Borghi ott 10, 2013

    Ciao, non sarà stato facile scriverlo ma ti è riuscito benissimo.
    Mi hai portato nel tuo mondo che un po’ è anche il mio…
    Ogni volta prima di qualsiasi progetto e durante vivo queste emozioni.
    Ho deciso che ne vale la pena e continuo per la mia strada sperando di poter emozionare esattamente come hai fatto tu con questo post.
    Non smettere di scrivere…

    • Katia Anna Calabrò ott 10, 2013

      Sì, le emozioni della momento creativo, mentre quello che hai dentro prende forma, sono ineguagliabili. Grazie, Francesca, del commento, in cui hai anche regalato un po’ di te :-)

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