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28 mar 2013

Il “caro vecchio” public speaking e il Social Media Marketing Day Italia

Ieri (27 giugno 2013) sono stata al Social Media Marketing Day Italia a Milano. Una bella esperienza,  bella gente e bei contenuti. Sono contenta di esserci stata. Ho “portato a casa” tanto.


A rischio di diventare impopolare… oggi vorrei fare una breve considerazione, non sul cosa ma sul come è stato detto:

anche il contenuto più brillante può essere penalizzato dalla mancanza di skill durante una esposizione in pubblico.

Purtroppo alcuni discorsi sono stati penalizzati dalla poca conoscenza o familiarità con piccole regole del public speaking. E parlo di regole di base, nulla di complicato e che non si possa mettere a posto con piccolo sforzo. 
Senza puntare il dito e senza alcun fine polemico, mi limito a raccontare cosa ho osservato e pensato:


- Il tono della voce monocorde.
Le variazioni del tono della voce sono utili a sottolineare i concetti, a mantenere viva l’attenzione, a creare empatia e partecipazione. Usiamola!

- Gli indicatori discorsivi di indecisione/imbarazzo.
Le parole (ed i suoni!)  hanno un peso, evitare vocali trascinate come eeeeee oppure suoni come heeem, huuum etc. Può succedere di dover raccogliere le idee o di avere un momento di indecisione. Piuttosto che produrre suoni che lo sottolineano, meglio un momento breve di silenzio, accompagnato magari da uno spostamento di posizione sul palco. Chi ascolta resta tranquillo, pensa solo che ci stiamo  muovendo e non entra in ansia per noi o non pensa che siamo in difficoltà.

- Occhi bassi o nel  vuoto. 
Parlare con chi ha lo sguardo sfuggente non piace a nessuno, lo leggiamo come un segnale negativo. Si, certo, si può essere timidi di natura e non è una colpa ma quello che un amico (o un familiare) ci perdona, non è detto che lo perdoni anche chi non ci conosce. Guardare negli occhi le persone in platea è un segno di riconoscimento, genera fiducia, non solo in chi ascolta ma anche in chi parla perché crea un legame, connessione. I legami, la connessione, esseri social che siamo, non è quello che desideriamo? 

- Postura disordinata. 
Dondolare da un piede all’altro in maniera quasi compulsiva, tenere le mani in tasca di continuo, camminare senza tregua mentre si parla, girare le spalle alla platea per leggere le diapositive. Sono comportamenti che disturbano e distraggono chi ci siede davanti e ci allontanano dal nostro obiettivo: farci ascoltare. Non si deve essere delle statue di gesso, stare immobili tutto il tempo, anzi, ma quando ci si sposta da una parte all’altra è meglio tacere per i pochi istanti in cui lo si fa. Quando ci si ferma si riprende a parlare, senza saltellare sul posto e senza far scivolare il peso da un piede all’altro di continuo. Meglio assumere una posizione comoda, naturale e neutra. Muovendo mani e braccia solo quando serve a sottolineare un concetto. E ricordiamoci, noi parliamo alle persone che abbiamo davanti, non alle diapositive dietro di noi! 

- Diapositive in inglese e discorso in italiano. 
Perché? Ok, al giorno d’oggi chi non parla inglese ma… ne siamo proprio così sicuri? Io no. E’ una cosa che distrae anche chi parla entrambe le lingue, crea una sorta di disgiunzione fra ciò che si ascolta e ciò che si vede. Certo, abbiamo ritmi di lavoro terribili e trovare il tempo di tradurre delle diapositive è un sacrificio ma, permettetemi, va trovato. E’ una forma di rispetto per chi viene ad ascoltarci, anche se la maggior parte delle persone convenute le conosciamo, o lavorano con noi o fanno il nostro stesso lavoro e possono capire se abbiamo il sempre eterno problema del tempo. Perché il tempo, per venirci ad ascoltare, quelle persone sedute in platea lo hanno strappato a giornate altrettanto impegnate, intense, affollate.


Potrei essere politicamente corretta (e magari anche un pò paracula) e dire che tutto è stato perfetto quando in realtà non penso che lo sia stato ma non è nel mio stile. 

Come ho detto fin da principio, ho apprezzato la giornata e gli interventi – quasi tutti, anche qui voglio essere onesta, alcuni segmenti hanno sfiorato il “messaggio promozionale” puro – ma… il plauso acritico non aiuta a far crescere l’evento, a migliorarlo e a rifletterci sopra. In attesa del prossimo!


Voi ci siete stati? Cosa ne pensate? Qual è stata la vostra esperienza? Lasciatemi commenti e opinioni in merito, sono curiosa di confrontarmi con voi.