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30 set 2015

Cosa significa, oggi, fare pubbliche relazioni?

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Le pubbliche relazioni sono un concetto più complesso e più articolato di come si dipingono nell’immaginario collettivo.

Il web e la comunicazione 24/7, ingenerata dai social media in particolare, hanno cambiato le regole del gioco e pubbliche relazioni, oggi, significa anche comunicazione di marketing ad ampio spettro.

Invece di cedere alla tentazione e lanciarmi in un trattato tecnico ed esaustivo (leggasi noioso), credo sia più facile e soprattutto più preciso descriverle in 5 punti fondamentali:

  1. Informare
  2. Formare
  3. Unire
  4. Promuovere
  5. Rispettare

Analizziamoli, insieme, uno ad uno.

  • Informare

Il mio lavoro consiste nel creare punti di informazione, semplici ed accessibili, per aiutare i clienti a capire l’azienda, i prodotti, le decisioni e le strategie. E non solo i clienti. Anche i dipendenti dell’azienda devono essere coinvolti nel processo ed avere accesso alle stesse informazioni. Che tipo di servizio al cliente possono offrire se non capiscono le informazioni, non usano lo stesso tono di voce del brand e non si identificano con i suoi valori? Gestire i clienti è il ruolo più delicato all’interno di una azienda. I dipendenti ed i collaboratori, sono i primi alfieri del brand. Per questo, non solo il sito internet deve essere allineato con le informazioni corrette e fondamentali a comunicare con il cliente ma anche ogni collaboratore deve esserne a conoscenza e farle proprie. Quante volte capita di contattare una azienda, in base ad informazioni trovate in rete o altro mezzo e parlare con qualcuno, al servizio clienti, che ne è totalmente all’oscuro o ha le idee più confuse delle nostre. Trovo utilissimo, ad esempio, l’invio di una newsletter informativa interna, a cadenza settimanale (o quindicinale/mensile a seconda delle dimensioni dell’azienda o periodo), per informare le persone all’interno del brand, prima ancora dell’esterno.

  • Formare

Va da sé, se voglio che le persone siano informate devo anche formarle. È un vero e proprio processo di educazione al brand, al tipo di linguaggio, al tipo di pubblico, alle attività che si stanno portando avanti e/o i prodotti che si stanno lanciando. Creare contenuti ad hoc, sul blog aziendale, sul sito web o sui social media è un sistema efficace per raggiungere lo scopo. Unitamente alla creazione di comunicati stampa da inviare ai giornalisti e ai blogger d’interesse. Il Content Marketing, non solo piace ai motori di ricerca ma permette anche di creare legami e interazione con il proprio pubblico di riferimento. Rispondere ai commenti sul blog e sui social media oppure favorire lo scambio di informazioni con l’azienda, attraverso il servizio clienti, invitando a chiamare un numero dedicato o a scrivere una e-mail, sono passaggi fondamentali per educare al brand. E stabilire relazioni durature con i clienti. Ma questo è il punto che toccheremo successivamente. Importante: non è solo web. Può essere l’invio di una nuova brochure, di un manuale, un e-book da scaricare o un evento con interazione viso a viso o una presentazione. Formare per informare è fondamentale, in qualsiasi forma sia.

  • Unire

Ogni occasione in cui formo ed informo il pubblico di riferimento, lo scopo è anche quello di suscitare la necessità di una richiesta, di un chiarimento, ottenere un commento o altra forma di interazione. Perché è così che si crea un legame. Un ponte che unisce, brand a pubblico, pubblico a pubblico, brand a influencer o ancora influencer, brand e pubblico eccetera. La creazione di questi ponti, unire persone attorno al brand con un interesse comune, è l’essenza della comunicazione ben riuscita. Bisogna smettere di ragionare in termini prettamente settoriali ed avere una visione d’insieme. Ti ricordi quando univi i puntini della Pista Cifrata sulla gloriosa Settimana Enigmistica? Alla fine ottenevi una immagine precisa. Un gioco alla scoperta, ottenuto con il paziente unire, tratto dopo tratto, un insieme di punti in apparenza disorganizzato. Fare pubbliche relazioni, oggi più che mai, è unire questi punti per dare organizzazione e forma laddove, altrimenti, regnerebbero solo caos, isolamento e confusione.

  • Promuovere

Promuovere il brand e i suoi prodotti, informando, formando, unendo e pubblicizzando! Il brand esiste perché ha prodotti o servizi utili al cliente che paga per averli. Non c’è nulla di brutto o sbagliato o poco chic in questo. Vendere il prodotto è un aspetto indispensabile nel ciclo di vita di una azienda. Favorire la vendita, creando materiali di marketing, diffondendo promozioni o sconti sui social media, creando contenuti ad hoc sul sito web e blog, invogliare gli influencer a diffondere la notizia della nostra ultima collezione o promozione più vantaggiosa, attraverso comunicati stampa ed azioni promozionali come eventi o invio prodotti e così via, è cosa buona e giusta. Partecipare alla creazione di una campagna pubblicitaria, alle fiere o azioni di co-marketing. Insomma, ogni mezzo è lecito. A patto che… non si tradisca mai l’ultimo (ma non in ordine di importanza) punto della mia lista.

  • Rispettare

Etica professionale sempre. Mentire non è un buon modo di fare pubbliche relazioni. Spendere parole basate sul nulla, riguardo a prodotti e servizi, non serve a farli amare o desiderare. Anzi! Rispetto del proprio lavoro e del brand significa, prima di tutto, rispetto delle persone. “Non fare agli altri quello che…”, questo comandamento, per me, è davvero sacro. Non stressare di telefonate giornalisti, blogger e clienti per spingere notizie e/o prodotti. Non spammare il web in maniera compulsiva. Non inviare 30 e-mail sullo stesso argomento a distanza di pochi giorni l’una dall’altra. E più di tutto: non trattare le persone come mezzi, oggetti o stupide.

 
Tempo di concludere. Questa è la mia personale lista su cosa significhi, oggi, fare pubbliche relazioni. Aggiungeresti qualcosa? Tu cosa ne dici? Lascia un commento e discutiamone.

 

 

P.S. spero che nemmeno questo elenco sia risultato noioso :-)

 

 

2 Comments

  • Roberta ott 05, 2015

    Tutto giusto e sacrosanto. E 10 e lode all’ultimo punto.
    Grazie per questo chiarimento.
    Roberta

    • Katia Anna Calabrò ott 05, 2015

      Grazie Roberta! Sí, l’ultimo punto (non in ordine di importanza), è e deve essere il primo comandamento. Sempre. Grazie ancora per aver letto l’articolo e di avermi regalato un po’ del tuo tempo, commentando. Ricevere feedback è prezioso. Buona giornata!

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