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17 gen 2017

Cambiamento: piano B, ricomincia da te

Il mio primo post dell’anno lo dedico al ricominciare, al cambiamento, all’incoraggiarci a cercare quello che è meglio per noi, professionalmente e privatamente.

Nulla è scritto nella pietra e se non stiamo vivendo la vita che desideriamo, a qualsiasi livello, dobbiamo ripartire da noi stessi per trovare la via. C’è sempre un piano B. Anche quando sembra impossibile. Anche quando fa paura. Anche quando fa male.

Cambiare, ricominciare, partendo da se stessi. Scrivere il PIANO B.

- Prima di iniziare, è necessario chiedersi se avremo o non avremo supporto. Si dovrebbe evitare di fare il passo più lungo della gamba, senza aver speso tempo a valutare a che punto si è, quello che si vuole cambiare e soprattutto come. Non ci sono strade senza uscita. C’è sempre la possibilità di ricominciare e cambiare, non importa quanto sia nero o nebuloso il futuro.

-Resisteremo al cambiamento. Anche se sappiamo che il cambiamento è meglio per noi. La verità è che tutti abbiamo paura del cambiamento, perché non si sa come sarà e se funzionerà. Anche se la situazione in cui ci troviamo è disastrosa o insoddisfacente, temiamo il cambiamento. Dove siamo è la consuetudine, la routine, il certo. Ricominciare e cambiare, invece, sono l’ignoto e per questo non sappiamo come gestirlo. Domande e dubbi come – “se fosse un altro errore?”, “se non fosse come pensavamo?”, “saremo in grado di farlo?”, “se le cose peggiorassero, invece di migliorare?” – ci bombardano la mente, spaventandoci, confondendoci, facendoci, spesso, sentire inadeguati o troppo deboli anche e solo per provarci. Per questo la cosa più importante è esserne consapevoli, riconoscere queste sensazioni invece di nasconderle e imparare a controllare la paura. Non esiste cambiamento piccolo o grande, personale o professionale, senza un minimo di rischio. Abbracciamolo.

- Adesso che sappiamo di voler cambiare, non gettiamoci a capofitto e ciecamente, verso l’ignoto. Riflettiamo bene da dove veniamo e dove, invece, vorremmo essere. Testiamo la nostra motivazione, ripercorriamo errori, esperienze, sogni e speranze disilluse, sentimenti dolci e amari. Inseguiamo i ricordi difficili ma anche soprattutto quelli belli. Facciamoci carico del passato, abbracciandone il buono, il bello e imparando dall’andato male, dal brutto. Solo così saremo pronti a chiudere e ricominciare. Per quanto duro o difficile o scomodo possa essere.

- Capiamo e riconosciamo le nostre relazioni. Questa è una fase importantissima. Le persone che fanno parte della nostra vita hanno un peso fondamentale sul nostro passato, presente e futuro. I problemi eternamente irrisolti possono diventare tragedia. Se non c’è soluzione, se non c’è volontà di cercare una soluzione che funzioni per tutte le parti coinvolte, allora significa che quella relazione è irreparabile. Non serve portare avanti all’infinito quello che non funziona o quello che ci fa male. Bisogna lasciare andare le persone ccon le quali non è possibile avere relazioni sane ed equilibrate. Non è arrendersi, non è fallire, non è scappare. Chiudere è riaprire, al nuovo. Altrettanto importante è tenere le relazioni di sostegno, quelle che funzionano, che si basano su un equilibrio, uno scambio, un confronto. Nessuno può risolvere i nostri problemi, nessuno ha una bacchetta magica per materializzare i nostri sogni, le nostre speranze, i nostri piani. Sicuramente, però, queste persone ci offriranno ascolto, consiglio, supporto, incoraggiamento. Saranno compagni preziosi nel nostro viaggio verso il nuovo.

- Razionalmente non emotivamente. Sappiamo davvero chi siamo? Sappiamo rispondere onestamente a cosa vogliamo fare? Cose che vogliamo mantenere o cose che vogliamo mollare? Ammettiamo le nostre debolezze e concentriamoci sui nostri punti di forza. Quali sono i sogni che possiamo davvero realizzare? Quali obbiettivi sono percorribili e misurabili? Il nostro talento, inclinazioni, abilità sono in grado di portarci a dare vita a quei progetti o stiamo semplicemente sognando l’impossibile? Cosa, invece, ci è davvero possibile fare, perseguire, realizzare? Se la nostra vita è troppo complicata o caotica, semplifichiamo le cose liberandoci degli ostacoli, piccoli e grandi, lavorando nel contempo al costruire.

- Serve il piano B. Muoversi alla cieca peggiorerebbe solo le cose. Agire sull’onda del dolore, dell’insoddisfazione, della vergogna, del senso di inadeguatezza o della voglia di rivalsa per tutto quello che non ha funzionato nel piano A, è pericoloso. Serve calma, mente lucida e onestà per pianificare cosa si vuole cambiare e come si vuole farlo. Visualizziamo un futuro possibile. A tutti piacerebbe vincere al Superenalotto e zac, con il classico colpo di spugna veleggiare verso nuovi orizzonti. Purtroppo (o per fortuna?) nella vita reale non funziona così. Doveri, conti da pagare, persone di cui siamo responsabili, sono una certezza con cui fare i conti nel preparare un piano. Perciò, creare un piano possibile, razionale e con piccoli step misurabili, di volta in volta, è una mossa saggia, che da sicurezza nel momento dell’incertezza.

Possiamo affrontare tutto. Tutto! A livello lavorativo e a livello personale, se ci diamo l’occasione di cambiare. Credere in se stessi, anche quando sembra assurdo o impossibile, è tutto quello che ci serve. Per cambiare, per migliorare, per rinascere… si parte sempre da noi stessi.

Anche quando farlo sia la cosa più difficile mai tentata.

Dedico questo post a Fabio e Katia. Per quello che sono stati. Per quello che sono. Per quello che saranno.

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